
Il look di Rita Hayworth venne rielaborato grazie soprattutto a un drastico intervento di carattere estetico: per ovviare all’attaccatura di capelli molto bassa sulla fronte e sulle tempie, Hayworth dovette sottoporsi a dolorose sedute di elettrolisi per eliminare l’antiestetico problema. La sua folta capigliatura venne poi trasformata dal bruno al rosso, e questa nuova colorazione, unita al naturale fascino latino e al fisico armonioso e atletico dell’attrice, fu subito messa in risalto in una serie di film di successo. Divenuta ormai una star, Hayworth venne soprannominata la “Dea dell’amore” e la sua immagine fu incollata sulla bomba atomica sperimentale lanciata sull’atollo in bikini, circostanza che fece guadagnare all’attrice anche l’appellativo di “atomica”
Sul fronte privato, dopo un primo matrimonio di convenienza con Edward C. Judson, l’attrice si innamorò del geniale regista Orson Welles, che sposò nel 1943 e da cui ebbe nel 1944 la figlia Rebecca (morta nel 2004). Il matrimonio durò cinque anni e, nonostante un film girato insieme, La signora di Shanghai (1947), in cui l’attrice sorprese il pubblico nei panni di una insolitamente bionda femme fatale, i due divorzieranno nel 1948.
Una sempre crescente dipendenza dagli alcolici faranno di lei una delle donne più scostanti, visionarie e lunatiche del cinema).
Dopo il divorzio da Welles e la sospensione dalla Columbia, Rita Hayworth è essenzialmente una donna fragile e alla costante ricerca di un uomo che si prenda davvero cura di lei. Sembrò trovarlo nel principe ismailita Aly Khan, erede dell’Aga Khan III, che sposò a Cannes il 27 maggio 1949, nonostante le pratiche del divorzio di lui fossero ancora in corso. Le loro nozze pertanto vennero deplorate dal Papa Pio XII in persona, che fece anche notare che Rita, cattolica, sposando il figlio di uno dei capi spirituali dell’Islam era da considerarsi scomunicata. Perseguitata dalla stampa e dal pubblico benpensante con lo stesso accanimento riservato alcuni anni prima a Ingrid Bergman in occasione della sua unione con il regista Roberto Rossellini, Rita abbandonò temporaneamente il cinema, trasferendosi in Pakistan e in India nel sontuoso palazzo di Pune, residenza ufficiale del suocero. Non si fece piegare né dalle critiche più velenose né dalle minacce di Cohn, il quale esigeva che lei tornasse a onorare il contratto con la Columbia. Dal 1949 al 1951, l’attrice svolse esclusivamente il ruolo di principessa, di moglie e di madre di Yasmin, nata nel dicembre 1949. Anche il matrimonio con Ali Khan, tuttavia, continuamente al centro delle cronache mondane dell’epoca, si rivelerà un fallimento e terminerà con il divorzio nel 1953. Ali Khan morirà sette anni più tardi in un incidente automobilistico.
In difficoltà economiche, Hayworth fu costretta a tornare a bussare alla porta di Cohn. Si vide offrire da quel momento ruoli di prostitute, di donne alcolizzate e malgrado dichiarasse alla stampa di essere felice di interpretare donne autentiche e senza trucco, il suo percorso professionale si fece più che mai difficile.
Sul finire degli anni settanta l’attrice mostrò prematuramente i primi segnali della malattia di Alzheimer, che però non le venne diagnosticata ufficialmente fino al 1980. La figlia Yasmin le rimase accanto fino al momento della morte, avvenuta in un ospedale di New York il 14 maggio del 1987, all’età di sessantotto anni.
L’attrice ha sempre detto:
“Ogni uomo che ho conosciuto è andato a letto con Gilda… e si è svegliato con me.”