L’Emilia è già libera!!

 

Da anni sono apolitica, in gioventù ero una rossa convinta, che però ha stimato molto Almirante nonostante fosse di destra. Oggi davanti alla faccia di Salvini associata ad un “liberiamo l’Emilia Romagna” non so se ridere o piangere. Ma questo politico vuol giocare facile? O cosa …

Potendo averlo ora davanti a me, con gran rispetto gli farei notare che L’Emilia è già libera da tanto, persino da prima che nascesse lui (Salvini)! E a tal proposito aggiungo un promemoria, non scritto da me, ma che ritengo nessuno possa ritenere diverso:

“L’Emilia è quel pezzo di terra voluto da Dio per permettere agli uomini di costruire la Ferrari”. Gli Emiliani sono così. Devono fare una macchina? Loro ti tiran fuori una Ferrari. Devono fare una moto?Loro costruiscono una Ducati. Devono fare un formaggio? Loro si inventano il Parmigiano Reggiano. Devono fare due spaghetti? Loro mettono in piedi la Barilla. Devono farti un caffè? Loro ti fanno la Saeco. Devono trovare qualcuno che scriva canzonette? Loro ti fanno nascere gente come Lucio Dalla, Gianni Morandi, Vasco Rossi, Ligabue e Samuele Bersani. Devono farti una siringa o una provetta? Loro ti tiran su un’azienda biomedicale. Devono fare quattro piastrelle? Loro ne escono con delle maioliche. Sono come i giapponesi, gli emiliani, non si fermano, non si stancano, e se devono fare una cosa, a loro piace farla bene e bella e utile e tutti insieme. Ed è proprio in questo modo che io cerco di essere emiliano ogni giorno. Ci son delle pietre da raccogliere dopo un terremoto? Noi alla fine ne faremo cattedrali …” (Davide Daniele)

Ed ora ritorno sul voler liberare l’Emilia … caro signor Salvini è palese che abbiamo fatto tutto questo senza di lei, e questo deve essere chiaro e palese onde evitare di doverLe darle stupidamente un giorno dei meriti che non ha.

Questa è la mia opinione sul liberare l’Emilia detta da Salvini … poi su certe cose che dice sono daccordo, non faccio certo parte di chi boccia ogni cosa che dice solo perché politicamente non mi rappresenta.

Ma non ci posso far nulla se non amo quel suo modo fanatico di porsi, quel mix da balilla travestito da willy il coyote che si è mangiato superman e il nonno di Heidi.  E se lo dice una che era di sinistra e stimava Almirante penso non si possa pensare che si tratti di un mio limite politico.

Sono i fatti che parlano, lo dimostrano decenni di storia che l’Emilia e specialmente che non aspettava lui per far valere i propri diritti.

L’amore non basta – M. Leonardi

Non si può amare solo con la voglia di amare.
Con il voler amare.
Con il voler restare.
Con il crederci.
Con io lo amo.
Perché poi non basta.
Non regge.
L’amore non basta per amare.
Bisogna che ci sia la storia, per amare.
La vita, per amare.
Non bastano le parole, per amare.
Neanche quelle giuste, bastano.
Neanche le parole d’amore bastano per amare.
Dobbiamo fare una passeggiata.
Dobbiamo cenare insieme.
Leggere un giornale.
Andare a fare la spesa.
Fare una cosa insieme.
Che sia nostra.
Che siamo noi. 

M. Leonardi 

Scorbutica

Sul tavolino da notte di una vecchia signora ricoverata in un ospizio per anziani, il giorno dopo la sua morte, fu ritrovata questa lettera. Era indirizzata alla giovane infermiera del reparto. “Cosa vedi, tu che mi curi? Chi vedi, quando mi guardi? Cosa pensi, quando mi lasci? E cosa dici quando parli di me? Il più delle volte vedi una vecchia scorbutica, un po’ pazza, lo sguardo smarrito, che non è più completamente lucida, che sbava quando mangia e non risponde mai quando dovrebbe. E non smette di perdere le scarpe e calze, che docile o no, ti lascia fare come vuoi, il bagno e i pasti per occupare la lunga giornata grigia. E’ questo che vedi! Allora apri gli occhi. Non sono io. Ti dirò chi sono. Sono l’ultima di dieci figli con un padre e una madre. Fratelli e sorelle che si amavano. Una giovane di 16 anni, con le ali ai piedi, sognante che presto avrebbe incontrato un fidanzato. Sposata già a vent’anni. Il mio cuore salta di gioia al ricordo dei propositi fatti in quel giorno. Ho 25 anni ora e un figlio mio, che ha bisogno di me per costruirsi una casa. Una donna di 30 anni, mio figlio cresce in fretta, siamo legati l’uno all’altra da vincoli che dureranno. Quarant’anni, presto lui se ne andrà. Ma il mio uomo veglia al mio fianco. Cinquant’anni, intorno a me giocano daccapo dei bimbi. Ri-eccomi con dei bambini, io e il mio diletto. Poi ecco i giorni bui, mio marito muore. Guardo al futuro fremendo di paura, giacché i miei figli sono completamente occupati ad allevare i loro. E penso agli anni e all’amore che ho conosciuto. Ora sono vecchia. La natura è crudele, si diverte a far passare le a vecchiaia per pazzia. Il mio corpo mi lascia, il fascino e la forza mi abbandonano. E con l’età avanzata laddove un tempo ebbi un cuore vi è ora una pietra. Ma in questa vecchia carcassa rimane la ragazza il cui vecchio cuore si gonfia senza posa. Mi ricordo le gioie, mi ricordo i dolori, e sento daccapo la mia vita e amo. Ripenso agli anni troppo brevi e troppo presto passati. E accetto l’implacabile realtà “che niente può durare”. Allora apri gli occhi, tu che mi curi, e guarda non la vecchia scorbutica… Guarda meglio e mi vedrai”. Quanti volti, quanti occhi, quante mani incrociamo, ogni giorno. Che cosa guardiamo? Le rughe, le ostilità, i dubbi, le durezze. Se imparassimo invece a guardare i sogni, i palpiti, gli amori spesso così accuratamente nascosti?

B.Ferrero

Amati per come sei …

Vorrei mia figlia si vedesse con gli occhi miei. E non sono di sicuro una madre poco obiettiva. Se mai è mia figlia che si sminuisce. Trova sempre il modo per recriminare qualcosa a se stessa. Non sono a dirvi che è perfetta, ma dico per fortuna in quanto senza le imperfezioni una persona è a mio avviso poco interessante. Sarà che io ho bisogno di vissuto. Un vissuto fatto dì cicatrici, di errori, di capelli spettinati, magliette consumate e ginocchia sbucciate.

Vorrei davvero mia figlia si vedesse con gli occhi miei e che imparasse ad amarsi per ciò che è.

Dive: Rita Hayworth

Il look di Rita Hayworth venne rielaborato grazie soprattutto a un drastico intervento di carattere estetico: per ovviare all’attaccatura di capelli molto bassa sulla fronte e sulle tempie, Hayworth dovette sottoporsi a dolorose sedute di elettrolisi per eliminare l’antiestetico problema. La sua folta capigliatura venne poi trasformata dal bruno al rosso, e questa nuova colorazione, unita al naturale fascino latino e al fisico armonioso e atletico dell’attrice, fu subito messa in risalto in una serie di film di successo. Divenuta ormai una star, Hayworth venne soprannominata la “Dea dell’amore” e la sua immagine fu incollata sulla bomba atomica sperimentale lanciata sull’atollo in bikini, circostanza che fece guadagnare all’attrice anche l’appellativo di “atomica”

Sul fronte privato, dopo un primo matrimonio di convenienza con Edward C. Judson, l’attrice si innamorò del geniale regista Orson Welles, che sposò nel 1943 e da cui ebbe nel 1944 la figlia Rebecca (morta nel 2004). Il matrimonio durò cinque anni e, nonostante un film girato insieme, La signora di Shanghai (1947), in cui l’attrice sorprese il pubblico nei panni di una insolitamente bionda femme fatale, i due divorzieranno nel 1948.

Una sempre crescente dipendenza dagli alcolici faranno di lei una delle donne più scostanti, visionarie e lunatiche del cinema).

Dopo il divorzio da Welles e la sospensione dalla Columbia, Rita Hayworth è essenzialmente una donna fragile e alla costante ricerca di un uomo che si prenda davvero cura di lei. Sembrò trovarlo nel principe ismailita Aly Khan, erede dell’Aga Khan III, che sposò a Cannes il 27 maggio 1949, nonostante le pratiche del divorzio di lui fossero ancora in corso. Le loro nozze pertanto vennero deplorate dal Papa Pio XII in persona, che fece anche notare che Rita, cattolica, sposando il figlio di uno dei capi spirituali dell’Islam era da considerarsi scomunicata. Perseguitata dalla stampa e dal pubblico benpensante con lo stesso accanimento riservato alcuni anni prima a Ingrid Bergman in occasione della sua unione con il regista Roberto Rossellini, Rita abbandonò temporaneamente il cinema, trasferendosi in Pakistan e in India nel sontuoso palazzo di Pune, residenza ufficiale del suocero. Non si fece piegare né dalle critiche più velenose né dalle minacce di Cohn, il quale esigeva che lei tornasse a onorare il contratto con la Columbia. Dal 1949 al 1951, l’attrice svolse esclusivamente il ruolo di principessa, di moglie e di madre di Yasmin, nata nel dicembre 1949.  Anche il matrimonio con Ali Khan, tuttavia, continuamente al centro delle cronache mondane dell’epoca, si rivelerà un fallimento e terminerà con il divorzio nel 1953. Ali Khan morirà sette anni più tardi in un incidente automobilistico.

In difficoltà economiche, Hayworth fu costretta a tornare a bussare alla porta di Cohn. Si vide offrire da quel momento ruoli di prostitute, di donne alcolizzate e malgrado dichiarasse alla stampa di essere felice di interpretare donne autentiche e senza trucco, il suo percorso professionale si fece più che mai difficile.

Sul finire degli anni settanta l’attrice mostrò prematuramente i primi segnali della malattia di Alzheimer, che però non le venne diagnosticata ufficialmente fino al 1980. La figlia Yasmin le rimase accanto fino al momento della morte, avvenuta in un ospedale di New York il 14 maggio del 1987, all’età di sessantotto anni.

L’attrice ha sempre detto:

Ogni uomo che ho conosciuto è andato a letto con Gilda… e si è svegliato con me.”